Pagina 1 di Alberto Sala  Sommergibile "Cappellini" Sommergibile della classe Marcello con dislocamento in immersione di 1312  tonnellate; lungo 72 metri e dotato di due motori diesel più due motori elettrici di  potenza rispettivamente di 3000 hp e 1100 hp che gli consentivano una velocità  massima di 17 nodi in superficie e 8 nodi in immersione.   L'autonomia poteva spaziare tra le 2800 miglia a 17 nodi e le 9700 a 8 nodi.  Armato con 12 siluri da 533 mm. (6 a prua e 6 a poppa), 2 cannoni da 100 mm. con 300 proiettili e 2 mitragliere binate a scomparsa con 3000  colpi. La profondità di collaudo era di 100 metri.   Equipaggio 57 uomini.   Questi battelli derivavano dalla Classe Glauco ai quali erano estremamente somiglianti e vennero impostati per operare oltre che in  Mediterraneo, anche in Oceano, sia in climi freddi che tropicali.   Pur risultando nel complesso macchine discrete, non potevano reggere tecnicamente il confronto con i battelli tedeschi rispetto ai quali  evidenziarono numerose problematiche:  In primo luogo l'enorme struttura delle camice dei periscopi e della falsa torre (che ospitava addirittura docce, servizi igienici e cucina di  superficie) rendevano l'unità molto più visibile.   I tempi di immersione erano elevati (tra 60 e 120 secondi) ovvero più del doppio del tempo necessario alle unità germaniche.   Il numero di siluri imbarcati sensibilmente più basso e di tipo meno efficace e più antiquato (i siluri tedeschi, contrariamente a quelli  italiani, non lasciavano scia essendo elettrici).   tubi lanciasiluri che producevano bolla d'aria (rivelatrice della posizione da cui il battello aveva lanciato).   Mancanza di centrale di lancio e di apparecchiature atte a semplificare ed a  preservare da errore calcoli e comunicazioni inerenti la preparazione e l'esecuzione  del lancio siluri. Scarsa manovrabilità (valga ad esempio che i sommergibili tedeschi avevano un  raggio di evoluzione di 300 metri in superficie contro i 500 degli italiani).  Maggiore rumorosità che li rendeva più rilevabili alla ricerca idrofonica del nemico.   Minore velocità, in particolar modo con mare agitato e minor robustezza e sicurezza  di funzionamento, causa di frequentissime avarie ai vari impianti.  Carriera operativa  Il Cappellini fu uno dei sommergibili destinati alla base italiana sulla costa atlantica francese  denominata in codice "Betasom". Nel Giugno 1940, al comando del Capitano di Corvetta Cristiano Masi, tentò il passaggio dello  stretto di Gibilterra. Intercettato da unità britanniche fu costretto a riparare nel porto neutrale  spagnolo di Ceuta da dove, giorni dopo, rientrò a La Spezia.  Il 29 Settembre, sotto il comando del Capitano di Corvetta Salvatore Todaro, il Cappellini forzò lo  stretto senza intoppi iniziando le operazioni in Atlantico. Il 13 Ottobre fermò il piroscafo jugoslavo Rapin Topick e, trovatolo in regola, lo lasciò proseguire;  due giorni dopo al tramonto entrò in contatto col mercantile belga Kabalo, di 5186 tonnellate, unità  dispersa del convoglio Alleato QB223, attaccandolo in superficie con l'ausilio del cannone da circa  2000 metri di distanza. In breve il Kabalo si arrestò in fiamme e venne rapidamente abbandonato dall'equipaggio.   Il lancio di ben tre siluri si rivelò inconcludente per guasto o errata regolazione; il mercantile fu  affondato a colpi di cannone.   A questo punto il Capitano Todaro si occupò dei naufraghi; prima ne raccolse cinque che avevano  lasciato la nave all'ultimo istante, poi, rintracciata una delle due scialuppe di salvataggio con a  bordo ventuno marinai, ne trasbordò a bordo due gravemente feriti partendo poi alla ricerca della   Sommergibile Cappellini Sommergibile Cappellini C.C. Salvatore Todaro comandante del  Cappellini fu il protagonista del  combattimento contro il piroscafo  armato britannico EUMAEUS e del  salvataggio dei naufraghi del piroscafo  belga KABALO e del piroscafo  britannico SHAKESPEARE C.C. Salvatore Todaro comandante del Cappellini continua