Costruiamo una bacheca espositiva
Quando si decide di esporre , ovviamente per un periodo di tempo indefinito, alla propria vista ed a quella degli altri, il risultato del proprio lavoro in campo modellistico, non ci sono molte alternative per evitare che la polvere si accumuli e col passare dei mesi o degli anni provochi danni pressoché irreparabili: necessitiamo di una bacheca (chiamata anche vetrina o espositore).
In commercio ve ne sono di tantissimi tipi, variabili in foggia, dimensioni, colore, materiali e prezzi; da parete o da banco ma tutte costituite essenzialmente da due componenti : il telaio e le pareti trasparenti.
Nelle poche righe e foto che seguono, desidero mostrarvi il sistema da me impiegato per la costruzione di uno di questi oggetti. Si tenga presente che non sono ne un falegname e neppure un vetraio, anche se mi è capitato di osservare qualche volta persone che svolgono queste bellissime attività e di avere da loro molti e preziosi consigli ed istruzioni.
Va detta subito una cosa importantissima: l'attrezzatura necessaria è di uso comune e non presenta grossa difficoltà di utilizzo, ad eccezione di un strumento fondamentale che, pur non essendo difficile da usare, è per contro potenzialmente molto pericoloso; sto parlando della sega circolare.
NON, e ripeto NON, avvicinatevi a questo macchinario senza che un esperto vi abbia insegnato prima come utilizzarlo e con quali precauzioni; una sega circolare può ferirvi anche quando è ferma,; in fase di funzionamento ci mette un istante ad accecarvi un occhio con una scheggia o ad amputarvi una o più dita (quando va bene) ed è in grado di staccarvi una mano prima che possiate dire ahia!!! Una ferita profonda al polso può essere letale!
Quindi mi raccomando, NON UTILIZZATE UNA SEGA CIRCOLARE SENZA ESSERE STATI PRIMA CORRETTAMENTE ISTRUITI DA PERSONE ESPERTE.
Ciò detto, torniamo alla nostra bacheca; per costruirla, oltre alla citata circolare, sono necessari i tipici attrezzi da falegname, vale a dire: Scalpelli,metro, truschino, squadra, levigatrice, martello, morsetti, chiodi, colla, trapano, carta vetrata in varie misure, tampone, matita da legno.
La prima fase è naturalmente quella della progettazione. Occorre disegnare la nostra bacheca per definirne gli ingombri e le dimensioni interne; prestate attenzione alle proporzioni, una vetrina non deve essere troppo grande rispetto a quello che dovrà contenere, ne tanto meno troppo piccola; considerate anche l'ambiente dove sarà locata, questo può influire per esempio sulla scelta del colore.
Una volta preparati i disegni, si decidono i materiali da impiegare. In questo caso ho optato per una linea semi-economica, utilizzando legno di faggio che poi sarà tinto in ciliegio e vetro molato da 4 mm di spessore per le superfici trasparenti.
Le differenze tra una bacheca industriale ed una realizzata in proprio sono notevoli: prima di tutto la dimensione,la foggia ed il colore sono indipendenti da quanto offerto dal mercato, il che non è poco;poi c'è il fattore qualità,determinato dal materiale impiegato. Per esempio: se volete una bacheca in legno pregiato quale il noce nazionale o il rovere, non sperate di poterla reperire facilmente ed inoltre, quando eventualmente foste riusciti a trovarla, tenetevi forte nel momento in cui vi diranno il costo. In molti casi spesso viene usato al posto del vetro del plexiglass, del vedril o qualche loro simile. Tale opzione ha il vantaggio di rendere la bacheca molto leggera e quasi infrangibile ma al prezzo di una brillantezza e di una trasparenza di gran lunga inferiori a quelle del vetro. L'estetica finale poi non è a mio parere assolutamente paragonabile. Provate a mettere un eccellente modello di nave a vela in una vetrina industriale con le pereti in plastica ed un modello di media caratura della stessa nave in una corrispondente bacheca in rovere con le pareti di vetro, poi valutatene l'effetto finale e mi saprete dire.
Nonostante la produzione in massa, le bacheche industriali sono molto costose. Ricordate che maggiore sarà la qualità della vostra vetrina, maggiore sarà il risparmio rispetto ad un prodotto industriale di pari livello.
La Costruzione
La bacheca è destinata ad un modello di carro in scala 1:16 che sarà esposto assieme ad una targa commemorativa ed ad una decorazione originale.
Il legname scelto si presentava in 2 liste da 6 cm di larghezza, 1 cm di spessore e 240 cm di lunghezza; questo per il piano della vetrina. Per la cornice inferiore e per quella superiore ho previsto 3 liste da cm. 3 x 3 x 200
Il progetto prevede la realizzazione di 2 cornici, una inferiore ed una superiore; la prima deve avere una sola scanalatura simile ad un gradino mentre nella seconda andranno fatte 2 scanalature: una a gradino nella parte verso l'alto (sosterrà il tetto di vetro) ed una nella quale si dovranno infilare le pareti verticali di vetro (rivolta quindi verso il basso).
Si tagliano in prima istanza i componenti principali in misure un poco più abbondanti rispetto al finale, poi con un truschino segneremo la mezzeria dei lati delle cornici.
Con la circolare, si eseguono i gradini su tutti gli 8 pezzi ottenuti. Fate delle prove con parti di legno avanzati nella preparazione dei pezzi stessi. La profondità dei gradini sarà diversa per le 2 cornici. Quella inferiore dovrà alloggiare le assi del piano ( 1 cm ) mentre quella superiore alloggerà il vetro (ho deciso per un 4 mm di spessore).
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| Schizzo che mostra come si forma la cava della base ove si inseriranno le pareti verticali di vetro |
A questo punto bisogna prevedere l'inserimento di 4 travetti di rinforzo per il pianale; 2 non necessiteranno di incastri mentre i 2 si.
Su questi travetti andranno a conficcarsi i chiodi di fissaggio delle assi che formeranno il piano stesso.
Quindi occorre prendere le misure esatte sui lati lunghi della cornice inferiori e praticare con seghetto e scalpello le femmine per gli incastri.
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| Schizzo per i travetti di sostegno |
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| I chiodi sugli angoli |
Solo dopo aver fatto l'operazione sopra descritta, taglieremo i 45 gradi degli 8 componenti le cornici. L'unione degli stessi sarà fatta con colla e chiodi; per questi ultimi, praticare prima i fori ove saranno piantati con un trapano usando un chiodocome punta (in questo modo si evita che i chiodi spacchino il legno
Dopo che la colla (ho usato Vinavil) ha fatto presa, la cornice superiore può dirsi quasi ultimata; resta la creazione dello spazio ove scorrerà il vetro anteriore che funge anche da apertura/chiusura della bacheca. Questa scanalatura (in pratica il prolungamento della cava inferiore della cornice) si può fare con seghetto e scalpello. Naturalmente, si ripeterà l'operazione sulla cornice della base, ma solo dopo averla terminata.
Sulla cornice del basamento andranno inchiodate e incollate le assi che formeranno il piano una volta tagliate in misura. Si inseriscono prima i travetti usando solo colla per bloccarli. Si posizionano lungo i lati interni (gradino da 1 cm.) dei listelli da 4mm. Questi saranno poi tolti una volta piazzate le assi del piano, determinando la creazione delle cave ove alloggeranno le pareti della vetrina (di cui quella frontale mobile, con scorrimento verso l'esterno, dal lato a noi più congeniale, lungo i prolungamenti delle cave di cui abbiamo accennato prima).
La costruzione della parte inferiore e della cornice superiore è virtualmente terminata. Le operazioni di rifinitura prevedono la lisciatura del legno con l'impiego di carta vetrata di 2 o tre misure differenti, partendo dalla più grossolana per arrivare alla più fine. Questa levigatura va fatta a mano con un tampone; sul piano si potrà impiegare prima una vibratrice. Se necessario stuccate le imprecisioni degli spigoli e i punti di ingresso dei chiodi con apposito stucco per legno (del colore più simile a quello della tinta che darete al legno stesso) Ripassate con carta vetrata fine.
Eliminate accuratamente la polvere di legno con l'aiuto di un aspiratore e/o di un compressore. Stendete la tinta con un pennello morbido; non usate vernici per legno, queste ultime ne coprono la venatura. Preferite tinte all'acqua ; si trovano nei colorifici e sono vendute in polvere. Si preparano con sola acqua e a volte con l'aggiunta di pochissima ammoniaca. Potete anche fare delle miscele fino ad ottenere il colore preferito. (Nel mio caso ho mischiato un noce ad un rosso per ottenere un tonalità di “ciliegio”).
Fate comunque delle prove di campione su pezzi avanzati dalla lavorazione e lasciate asciugare per un paio di giorni in luogo asciutto anche se la tinta sembra asciutta dopo un paio d'ore.
Ecco ora due modi per terminare la verniciatura : nel primo si utilizza una vernice trasparente a cera. Si applica a pennello ( in questa vetrina ho optato per questo, stendendo una sola mano) ed una volta ben asciutta si “tira” con un panno bianco per lucidarla il più possibile. L'effetto è quello di un legno poco lucido, leggermente anticato se mi si passa il termine.
Nel secondo si usa invece una vernice poliuretanica (sempre trasparente). Si stende a pennello passando subito sulla vernice appena stesa e con mano leggera un legnetto di circa 8-10 cm attorno al quale avremo avvolto un pezzo di calza di nylon. Il risultato è un legno translucido ma non eccessivo.
Per la parte trasparente di questo tipo di bacheca a mio parere non ci sono discussioni: è obbligatorio l'uso di lastre di vetro. L'eleganza, la trasparenza, la brillantezza e la non deperibilità di questo materiale non sono paragonabili a quelle di qualsiasi altro sostitutivo e controbilanciano abbondantemente il rovescio della medaglia costituito dal costo, dal peso e dall'ovvia, seppur relativa, fragilità.
Dopo aver preso le misure necessarie, mi sono rivolto ad un vetraio chiedendo lastre dello spessore di 4 mm con i bordi molati.
I due lati e la parete posteriore si dovranno fissare nelle apposite scanalature (o cave) con l'ausilio del silicone adesivo mentre il tetto sarà semplicemente appoggiato e si incastrerà nel gradino apposito. Prevedete l'impiego di piccoli spessori da mettere nelle cave onde aggiustare le immancabili imprecisioni in modo da ottenere la perpendicolarità migliore delle pareti.
Le ore dedicate a questo lavoro sono molte, e piuttosto faticose, questo a causa della mia attrezzatura, decisamente scadente. In un laboratorio di falegnameria otterrebbero un risultato 10 volte più preciso in un decimo del tempo e quasi senza fatica. Nonostante ciò la soddisfazione per la realizzazione di un espositore è molta ed il risultato lo potete valutare nelle ultime foto della serie qui di seguito allegata.
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