ESODO TRA MITO E STORIA
GLI ASPETTI MILITARI
E’ noto che quanti leggono le Scritture non
per motivi di fede si dividono tra chi ritiene che
la Bibbia sia l’insieme di racconti popolari,
dal profondo significato metaforico e religioso ma
del tutto avulsi da un reale contesto di luoghi, personaggi
storici e tempo; altri, viceversa, ritengono che i
racconti biblici, tramandati oralmente per secoli
prima di venire stesi in forma scritta, derivino da
fatti realmente accaduti, perpetuando luoghi, personaggi
ed
avvenimenti reali anche se parzialmente coloriti
per finalità religiose e dalla mentalità
del tempo che certo non coincide con il concetto di
“storia” quale oggi conosciamo.
Israele esce dall’Egitto più
o meno nel modo in cui vi era entrata: una folla di
uomini e donne rallentata dalla presenza di vecchi,
malati e bambini che si sposta con asini e capre ad
una velocità oraria di pochi chilometri.
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Tavola
1 |
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Gli ebrei portano con se armi artigianali
(mazze, asce, pugnali, sciabole “a falcetto”,
lance corte, arco semplice, fionda) quali risultano
con chiarezza nella rappresentazione di una tribù
semita nella tomba di Khnumhotep III a Beni Hassan (cfr.
tav.1-2).
Non è rappresentato ma certo
era diffuso l’uso della fionda, tipica arma dei
pastori.
Armi così semplici avevano il
vantaggio di venire realizzate dagli artigiani del popolo
semplificando ogni problema logistico.
Non risulta alcun tipo di protezione
nè per il corpo nè per il capo.
Ma se anche gli ebrei posseggono armi,
il lungo periodo di cattività ha cancellato ogni
ricordo di organizzazione militare.
Il breve arco di due generazioni (i
40 anni dell’Esodo) vede Israele trasformarsi
da una società tribale in un’unica nazione
e creare una potenza militare sufficientemente forte
per conquistare la “terra promessa” di Canaan.
Ciò è facilitato proprio
dal suo stato tribale in cui l’organizzazione
militare si basa sul dovere di ogni uomo fisicamente
abile di prendere le armi e servire quando necessario
nel contingente della sua tribù.
Non vi è differenza tra uomo
(abile) e combattente poichè non esiste la figura
del soldato di mestiere ed è degno di nota che
i maschi godano dell’appellativo di “uomini
di guerra” sin dal momento dell’uscita
dall’Egitto (Giosuè 5:4).

Tavola
2 |
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Secondo la Bibbia è Dio stesso
che non avvia il suo popolo “per la strada
che conduce al paese dei Filistei benchè sia
la più corta. Egli teme che il popolo si sarebbe
pentito di fronte ad una guerra e sarebbe tornato in
Egitto” (Esodo, 13:17). La strada costiera
(la c.d. ”via dei Filistei”) è costellata
di presidii egizi e non è prudente avventurarvisi.
Il percorso alternativo via deserto
(qualunque esso sia stato tra i molti che gli storici
oggi dibattono) è più lungo ma più
sicuro.
La Bibbia sottolinea in continuazione
il problema del morale del popolo ebraico che durante
l’Esodo più volte dispera delle decisioni
prese dimostrando il suo scoraggiamento con ripetute
ribellioni a Dio ed a Mosè.
Quest’ultimo manifesta una straordinaria
capacità nel superare ogni crisi e mantenere
la leadership, riuscendo a trasformare una rissosa massa
tribale in un unico popolo.
Israele non è in grado di affrontare
uno scontro campale e l’episodio culmine, il c.d
.”passaggio del Mar Rosso” (Nota
1) risulta vittorioso grazie a Mosè che sa
evitare il combattimento imponendo agli egizi la scelta
del momento e del terreno a lui favorevoli, in ciò
dimostrando una capacità che non tutti i condottieri
posseggono.
Profittando della marea (“...il
Signore con un forte vento orientale fece ritirare le
acque tutta la notte rendendolo asciutto”
-Esodo, 14:21) il popolo in fuga passa il braccio di
mare ma i carri egizi, dalle ruote sottili ed appesantiti
dalla presenza del terzo guerriero (Esodo 14:7), sprofondano
nella sabbia umida ed avanzano a fatica (Esodo 14:25).
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Tavola
3 |
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L’equipaggio dei leggerissimi
carri era composto dal conducente e da un arciere.
Ma i carri erano accompagnati da fanti,
(cfr. tav. 3) secondo il principio
ancor’oggi attuale per cui ogni mezzo di sfondamento
necessita dell’appoggio della fanteria.
Dovendo percorrere lunghe distanze
per giungere sul luogo della battaglia un fante veniva
trasportato sul carro.
E’ la prima testimonianza storica
di ”fanteria portata” ed è tanto
più degna di nota se consideriamo che l’agiografo
riferisce questa circostanza, peculiare dell’organizzazione
militare egizia del tempo, scrivendo a secoli di distanza
dagli avvenimenti.
Gli inseguitori si lasciano prendere
dal panico e la sopraggiungente alta marea ricopre gli
egizi in fuga.
Anche se è esagerata l’immagine
che la Bibbia offre dell’intera armata sommersa
dalle acque con carri e cavalli “tanto che
neppure uno di essi potè scampare”
(Esodo 14:28) certo l’oculata scelta dei luoghi
e dei tempi ha permesso a Mosè di liberare definitivamente
il suo popolo dal pericoloso inseguitore.
Israele prosegue la marcia suddivisa
per tribù ed ha prudentemente organizzato un’avanguardia
ed una retroguardia.
Giunti a Refidim (Nota
2) i fuggiaschi sono aggrediti dagli Amaleciti che
inseguono la retroguardia e colpiscono tutte le persone
deboli che erano rimaste indietro distanziandosi dal
gruppo (Deuteronomio 25:17/18).
Per quella sera non avviene altro ma
è chiaro che il mattino dopo vi sarà battaglia.
Mosè incarica Giosuè
di “scegliere degli uomini” per
affrontare il nemico.
Da parte sua il leader ebraico garantirà
ai combattenti la protezione divina stando “sulla
vetta del monte con la verga di Dio in mano”.
Iniziato lo scontro, “...avveniva
che quando Mosè teneva alzate le mani vinceva
Israele; ma quando egli le abbassava vinceva Amalec”.
Per aiutare lo stanco Mosè, Aronne ed Hur lo
fecero sedere su una pietra e gli sostennero le braccia
garantendo la vittoria a Giosuè che “sconfisse
Amalec e la sua gente, passandoli a fil di spada”
(Esodo 17:8/13).
Tipico sfruttamento a fondo della vittoria
sul campo.
E’ uno dei primi esempi riportati
dalla storia della lunga tradizione di sovrani e condottieri
che garantiscono la protezione divina al proprio esercito,
rafforzandone il morale, attestando la bontà
della causa per la quale combattono (Dio non potrebbe
mai stare dalla parte di chi non è nel giusto)
e - non da ultimo - “scaricandosi” moralmente
della responsabilità di un’eventuale sconfitta.
Per quanto vittorioso lo scontro con
Amalec è illuminante: Israele non può
rimanere ancora senza organizzarsi militarmente.
In tutta l’opera che Mosè
compie per fondere le dodici tribù in un popolo
omogeneo sono ben chiare le disposizioni di carattere
militare che vengono introdotte.
Grazie al consiglio del suocero Mosè
sceglie fra il popolo uomini capaci e li prepone come
capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine,
capi di decine (Esodo 18:25).
Crea, cioè, una struttura gerarchica
piramidale valida anche per finalità militari.
Nei successivi mesi durante i quali
gli ebrei ricevono da Dio i comandamenti e le altre
numerose leggi viene regolamentata compiutamente anche
l’organizzazione militare:
- il censimento di tutti i maschi abili alle armi
(Numeri, 1:2/46), i casi di temporaneo esonero (Deuteronomio
20:5/7) ed il “congedo assoluto” per chi
senta venir meno il coraggio affinchè le sue
paure non si diffondano tra i compagni d’arme
(Deuteronomio 20:8);
- l’organizzazione del campo (Numeri 2:2/30)
e l’ordine di marcia durante gli spostamenti
(Numeri 10:11/28);
- il sistema di segnali a mezzo trombe d’argento
(Numeri 10:9);
- forti della recente esperienza con Amalec a Refidim,
viene disposto che il sacerdote richieda l’intervento
di Dio prima di ogni battaglia (Deuteronomio 20:2/3);
- le trattative per ottenere la resa di una città
prima dell’assedio, le conseguenze di un suo
rifiuto e il trattamento da riservare ad alcune popolazioni
(Deuteronomio 20:10/20);
- i rapporti con le prigioniere di guerra (Deuteronomio
21:10/14).
Ovvero le basi di un esercito disciplinato,
formato da contingenti tribali selezionati, con una
catena di comando chiara e definita gerarchicamente,
con ordini trasmessi anche a mezzo di segnali convenzionali.
Esattamente ciò che fa la differenza
tra una massa di armati ed un esercito, per quanto primitivo
nell’armamento.
E’ inoltre significativo che
già in questa primissima fase organizzativa vengano
stabilite le regole per l’attacco a città
fortificate e venga decisa la distruzione di alcune
popolazioni. Evidentemente Israele sperava di procedere
nel piano di conquista di Canaan entro tempi brevi.
Ma non sarà così.
“Assicura i tuoi progetti
prendendo consiglio e fa la guerra con cautela”(Proverbi
20:18).
Nessun esercito può pianificare
i suoi progetti militari senza avere raccolto sufficienti
informazioni sul nemico (Nota
3).
Ad esplorare la terra di Canaan Mosè
invia informatori scelti con cura tra i capi di ogni
singola tribù.
L’incarico pare tratto dal seguente
moderno manuale di intelligence che recita: ”La
materia argomento delle informazioni per finalità
strategiche può essere considerata da due diversi
aspetti.
- 1. le capacità delle nazioni;
- 2. le intenzioni delle nazioni....Le
capacità delle nazioni in guerra ed in pace sono
basate sulle loro risorse naturali ed industriali, la
loro stabilità politica e demografica, la caratteristica
e la resistenza alla fatica delle loro popolazioni,
le loro forze armate, i loro sviluppi scientifici, la
topografia dei luoghi e le infrastrutture”
(Nota
4).
E’ questo l’incarico che
Mosè affida ai suoi esploratori:”...osservate
com’è il paese e il popolo che lo abita,
se forte o debole, se numeroso o scarso; com’è
il terreno, se buono o cattivo; come siano le città
dove la gente abita, se siano degli accampamenti o dei
luoghi fortificati; come sia il suolo, se fertile o
arido, se ci siano alberi o no.” (Numeri
13:18/20).
Non sempre l’interpretazione
che dei fatti danno gli informatori coincide con quella
di chi li ha inviati.
Il condottiero deve potersi basare
sul giudizio degli scouts come se fosse stato elaborato
con gli stessi parametri. che lui stesso avrebbe usato.
Di qui la richiesta che spesso i comandanti
avanzano ai servizi di informazione di suffragare con
prove il contenuto dei loro rapporti.
Mosè non fa eccezione quando
così conclude le istruzioni: “Abbiate coraggio
e portate dei frutti del paese”(Numeri 13:20).
Ricongiuntisi a Cades gli esploratori
rendono un rapporto scoraggiante.
Canaan è realmente la ”terra
dove scorre il latte ed il miele” ma la popolazione
locale è potente, le città sono molto
grandi e fortificate ed i Cananei sono più forti
degli ebrei. Tutti gli esploratori (tranne due) negano
la possibilità di successo (Numeri 13:32/33).
Segue una ribellione generale del popolo
che Mosè, da accorto leader, supera grazie all’intervento
diretto di Dio disponendo la immediata messa a morte
di quegli esploratori che con il loro pessimismo “avevano
fatto mormorare tutta la comunità...screditando
il paese”(Numeri 14:36/37).
Facendo tacere i dissenzienti si impedisce
che si diffonda tra il popolo la sfiducia nel futuro
progetto di conquista.
Inoltre si da esemplare conferma che
il potere del leader non può essere criticato
poichè egli è soltanto portavoce delle
decisioni che provengono da Dio.
Peraltro gli esploratori non avevano
del tutto torto.
Quando gli ebrei, contravvenendo alla
volontà di Dio, saliranno sulla montagna verranno
battuti e massacrati dagli Amaleciti e dai Cananei (Numeri
14:42/45).
Successivamente partiti da Cades, il
re di Edom rifiuterà il permesso di attraversare
il suo territorio nonostante la promessa di una marcia
pacifica.
Alle insistenze di Israele Edom farà
uscire i suoi armati e Mosè sarà costretto
a cambiare itinerario (Numeri 20:14/22) e - presumibilmente
- a rivedere i suoi piani.
Non è, quindi, un caso che proprio
in occasione di questa ribellione (apparentemente solo
una delle tante riportate dalle Scritture) Dio condanni
il suo popolo a rimanere 40 anni nel deserto e stabilisca
che nessuno di loro possa entrare nella terra promessa,
premio che sarà riservato solo ai loro figli.
Non è soltanto la punizione del popolo perchè
ha dubitato del suo Dio. E’ la conferma che la
tempistica del piano di conquista di Canaan deve essere
rivista.
Ci vorrà più tempo del
previsto perchè Israele si organizzi militarmente
e perchè l’insieme delle tribù riescano
a superare la loro mentalità individualistica
che le porta a rimettere continuamente in discussione
l’autorità del loro leader e del loro Dio
e riescano ad amalgamarsi in un solo popolo.
Passeranno 38 anni prima che Israele
possa rivolgersi contro gli Amorrei di re Seon (Deuteronomio
2:14/ss), non a caso accertato come il punto più
debole della catena dei popoli stanziati lungo il confine
del deserto.
E’ un regno recente che non ha
avuto ancora il tempo di consolidarsi con valide fortificazioni
e verrà conquistato ed occupato.
Ed analoga sorte toccherà poi
al regno di Basan.
Conseguenze di una valida opera di
raccolta di informazioni e dell’irrobustirsi dell’organizzazione
militare del popolo ebraico.
Così quando Giosuè varcherà
finalmente il Giordano per conquistare Canaan, la macchina
militare sarà pronta e muoverà sulla base
di un piano ambizioso che stupisce ancora per la sua
complessità.
Israele ha tratto le sue informazioni
dalle tribù semite che, secoli prima, non si
erano trasferite in Egitto e che saranno la base per
la sua successiva infiltrazione nella terra promessa.
Il piano di conquista è estremamente
articolato:
- fase 1) creare una testa di ponte
sulla sponda occidentale del Giordano;
- fase 2) creare un punto fortificato
sulle montagne;
- fase 3) da queste sicure basi uscire
ed occupare sistematicamente tutta l’area per
un insediamento definitivo.
Ma il tempo dell’Esodo è
oramai terminato e si entra in un’altra fase della
storia del popolo di Israele.
Ritorniamo al quesito dal quale siamo
partiti in apertura.
La Bibbia, come del resto altri scritti
antichi sino a poco tempo or sono ritenuti di pura invenzione,
dimostra viceversa il suo contenuto di libro storico.
I riferimenti e le circostanze di carattere
militare che abbiamo rilevato, alcuni dei quali presuppongono
un’approfondita conoscenza di ordinamenti estranei
ad Israele, confermano che l’Esodo è narrazione
di personaggi, situazioni e luoghi di preciso fondamento
storico.
L’agiografo scriveva secoli dopo
gli avvenimenti che gli erano stati tramandati oralmente.
Non sarebbe mai riuscito ad “inventare”
fatti e particolari di ordine militare, alcuni dei quali
oramai appartenenti al passato e dei quali non poteva
trovare riscontro nell’epoca in cui viveva e perlopiù
di nessuna importanza per i fini morali o religiosi
del racconto che andava stendendo.
Agosto 2005. Marcello Richiardi
(Consigliere del Centro Camuno Studi Preistorici di
Capodiponte)
Bibliografia:
Anati E.: La montagna di Dio, Har Karkom. Jaca Book,
1986
Anati E.: Esodo tra mito e storia. Ed. del Centro, 1997
AA.VV.: Exodus: the Egyptian evidence. Eisenbrams, 1997
Barbiero F.: La Bibbia senza segreti. Rusconi, 1988
Curto S.: L’arte militare presso gli antichi egizi.
Bollettino Accademia S.Marzano, 1970
Healy M, McBride A.: New Kingdom Egypt. Osprey Publ.
Ltd, 1992
Herzog C.,Gichon M.: Battles of the Bible. Greenhill
Books, 1997
Keegan J.: La grande storia della guerra. Mondadori,
1993
La sacra Bibbia, Ediz. Paoline, 1968
La Bibbia, Ediz. Paoline, 1991
Yadin Y.: The art of warfare in biblical lands. Int.
publishing Co. Ltd, 1963
Wise T., McBride A.: Ancient Armies of the middle-east.
Osprey Publ. Ltd, 1981 |