di Marcello Richiardi
 
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ESODO TRA MITO E STORIA

 

GLI ASPETTI MILITARI

 

 

E’ noto che quanti leggono le Scritture non per motivi di fede si dividono tra chi ritiene che la Bibbia sia l’insieme di racconti popolari, dal profondo significato metaforico e religioso ma del tutto avulsi da un reale contesto di luoghi, personaggi storici e tempo; altri, viceversa, ritengono che i racconti biblici, tramandati oralmente per secoli prima di venire stesi in forma scritta, derivino da fatti realmente accaduti, perpetuando luoghi, personaggi ed

avvenimenti reali anche se parzialmente coloriti per finalità religiose e dalla mentalità del tempo che certo non coincide con il concetto di “storia” quale oggi conosciamo.

 

Israele esce dall’Egitto più o meno nel modo in cui vi era entrata: una folla di uomini e donne rallentata dalla presenza di vecchi, malati e bambini che si sposta con asini e capre ad una velocità oraria di pochi chilometri.

 

Tavola 1

 

 

Gli ebrei portano con se armi artigianali (mazze, asce, pugnali, sciabole “a falcetto”, lance corte, arco semplice, fionda) quali risultano con chiarezza nella rappresentazione di una tribù semita nella tomba di Khnumhotep III a Beni Hassan (cfr. tav.1-2).

Non è rappresentato ma certo era diffuso l’uso della fionda, tipica arma dei pastori.

Armi così semplici avevano il vantaggio di venire realizzate dagli artigiani del popolo semplificando ogni problema logistico.

Non risulta alcun tipo di protezione nè per il corpo nè per il capo.

Ma se anche gli ebrei posseggono armi, il lungo periodo di cattività ha cancellato ogni ricordo di organizzazione militare.

 

Il breve arco di due generazioni (i 40 anni dell’Esodo) vede Israele trasformarsi da una società tribale in un’unica nazione e creare una potenza militare sufficientemente forte per conquistare la “terra promessa” di Canaan.

Ciò è facilitato proprio dal suo stato tribale in cui l’organizzazione militare si basa sul dovere di ogni uomo fisicamente abile di prendere le armi e servire quando necessario nel contingente della sua tribù.

Non vi è differenza tra uomo (abile) e combattente poichè non esiste la figura del soldato di mestiere ed è degno di nota che i maschi godano dell’appellativo di “uomini di guerra” sin dal momento dell’uscita dall’Egitto (Giosuè 5:4).

 

 

Tavola 2

 

Secondo la Bibbia è Dio stesso che non avvia il suo popolo “per la strada che conduce al paese dei Filistei benchè sia la più corta. Egli teme che il popolo si sarebbe pentito di fronte ad una guerra e sarebbe tornato in Egitto” (Esodo, 13:17). La strada costiera (la c.d. ”via dei Filistei”) è costellata di presidii egizi e non è prudente avventurarvisi.

Il percorso alternativo via deserto (qualunque esso sia stato tra i molti che gli storici oggi dibattono) è più lungo ma più sicuro.

 

La Bibbia sottolinea in continuazione il problema del morale del popolo ebraico che durante l’Esodo più volte dispera delle decisioni prese dimostrando il suo scoraggiamento con ripetute ribellioni a Dio ed a Mosè.

Quest’ultimo manifesta una straordinaria capacità nel superare ogni crisi e mantenere la leadership, riuscendo a trasformare una rissosa massa tribale in un unico popolo.

 

Israele non è in grado di affrontare uno scontro campale e l’episodio culmine, il c.d .”passaggio del Mar Rosso” (Nota 1) risulta vittorioso grazie a Mosè che sa evitare il combattimento imponendo agli egizi la scelta del momento e del terreno a lui favorevoli, in ciò dimostrando una capacità che non tutti i condottieri posseggono.

Profittando della marea (“...il Signore con un forte vento orientale fece ritirare le acque tutta la notte rendendolo asciutto” -Esodo, 14:21) il popolo in fuga passa il braccio di mare ma i carri egizi, dalle ruote sottili ed appesantiti dalla presenza del terzo guerriero (Esodo 14:7), sprofondano nella sabbia umida ed avanzano a fatica (Esodo 14:25).

 

Tavola 3

L’equipaggio dei leggerissimi carri era composto dal conducente e da un arciere.

Ma i carri erano accompagnati da fanti, (cfr. tav. 3) secondo il principio ancor’oggi attuale per cui ogni mezzo di sfondamento necessita dell’appoggio della fanteria.

Dovendo percorrere lunghe distanze per giungere sul luogo della battaglia un fante veniva trasportato sul carro.

E’ la prima testimonianza storica di ”fanteria portata” ed è tanto più degna di nota se consideriamo che l’agiografo riferisce questa circostanza, peculiare dell’organizzazione militare egizia del tempo, scrivendo a secoli di distanza dagli avvenimenti.

 

Gli inseguitori si lasciano prendere dal panico e la sopraggiungente alta marea ricopre gli egizi in fuga.

Anche se è esagerata l’immagine che la Bibbia offre dell’intera armata sommersa dalle acque con carri e cavalli “tanto che neppure uno di essi potè scampare” (Esodo 14:28) certo l’oculata scelta dei luoghi e dei tempi ha permesso a Mosè di liberare definitivamente il suo popolo dal pericoloso inseguitore.

 

Israele prosegue la marcia suddivisa per tribù ed ha prudentemente organizzato un’avanguardia ed una retroguardia.

Giunti a Refidim (Nota 2) i fuggiaschi sono aggrediti dagli Amaleciti che inseguono la retroguardia e colpiscono tutte le persone deboli che erano rimaste indietro distanziandosi dal gruppo (Deuteronomio 25:17/18).

Per quella sera non avviene altro ma è chiaro che il mattino dopo vi sarà battaglia.

Mosè incarica Giosuè di “scegliere degli uomini” per affrontare il nemico.

Da parte sua il leader ebraico garantirà ai combattenti la protezione divina stando “sulla vetta del monte con la verga di Dio in mano”.

Iniziato lo scontro, “...avveniva che quando Mosè teneva alzate le mani vinceva Israele; ma quando egli le abbassava vinceva Amalec”. Per aiutare lo stanco Mosè, Aronne ed Hur lo fecero sedere su una pietra e gli sostennero le braccia garantendo la vittoria a Giosuè che “sconfisse Amalec e la sua gente, passandoli a fil di spada” (Esodo 17:8/13).

Tipico sfruttamento a fondo della vittoria sul campo.

 

E’ uno dei primi esempi riportati dalla storia della lunga tradizione di sovrani e condottieri che garantiscono la protezione divina al proprio esercito, rafforzandone il morale, attestando la bontà della causa per la quale combattono (Dio non potrebbe mai stare dalla parte di chi non è nel giusto) e - non da ultimo - “scaricandosi” moralmente della responsabilità di un’eventuale sconfitta.

Per quanto vittorioso lo scontro con Amalec è illuminante: Israele non può rimanere ancora senza organizzarsi militarmente.

In tutta l’opera che Mosè compie per fondere le dodici tribù in un popolo omogeneo sono ben chiare le disposizioni di carattere militare che vengono introdotte.

Grazie al consiglio del suocero Mosè sceglie fra il popolo uomini capaci e li prepone come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di decine (Esodo 18:25).

Crea, cioè, una struttura gerarchica piramidale valida anche per finalità militari.

 

Nei successivi mesi durante i quali gli ebrei ricevono da Dio i comandamenti e le altre numerose leggi viene regolamentata compiutamente anche l’organizzazione militare:

  • il censimento di tutti i maschi abili alle armi (Numeri, 1:2/46), i casi di temporaneo esonero (Deuteronomio 20:5/7) ed il “congedo assoluto” per chi senta venir meno il coraggio affinchè le sue paure non si diffondano tra i compagni d’arme (Deuteronomio 20:8);
  • l’organizzazione del campo (Numeri 2:2/30) e l’ordine di marcia durante gli spostamenti (Numeri 10:11/28);
  • il sistema di segnali a mezzo trombe d’argento (Numeri 10:9);
  • forti della recente esperienza con Amalec a Refidim, viene disposto che il sacerdote richieda l’intervento di Dio prima di ogni battaglia (Deuteronomio 20:2/3);
  • le trattative per ottenere la resa di una città prima dell’assedio, le conseguenze di un suo rifiuto e il trattamento da riservare ad alcune popolazioni (Deuteronomio 20:10/20);
  • i rapporti con le prigioniere di guerra (Deuteronomio 21:10/14).

Ovvero le basi di un esercito disciplinato, formato da contingenti tribali selezionati, con una catena di comando chiara e definita gerarchicamente, con ordini trasmessi anche a mezzo di segnali convenzionali.

Esattamente ciò che fa la differenza tra una massa di armati ed un esercito, per quanto primitivo nell’armamento.

 

E’ inoltre significativo che già in questa primissima fase organizzativa vengano stabilite le regole per l’attacco a città fortificate e venga decisa la distruzione di alcune popolazioni. Evidentemente Israele sperava di procedere nel piano di conquista di Canaan entro tempi brevi.

Ma non sarà così.

Assicura i tuoi progetti prendendo consiglio e fa la guerra con cautela”(Proverbi 20:18).

Nessun esercito può pianificare i suoi progetti militari senza avere raccolto sufficienti informazioni sul nemico (Nota 3).

Ad esplorare la terra di Canaan Mosè invia informatori scelti con cura tra i capi di ogni singola tribù.

L’incarico pare tratto dal seguente moderno manuale di intelligence che recita: ”La materia argomento delle informazioni per finalità strategiche può essere considerata da due diversi aspetti.

- 1. le capacità delle nazioni;

- 2. le intenzioni delle nazioni....Le capacità delle nazioni in guerra ed in pace sono basate sulle loro risorse naturali ed industriali, la loro stabilità politica e demografica, la caratteristica e la resistenza alla fatica delle loro popolazioni, le loro forze armate, i loro sviluppi scientifici, la topografia dei luoghi e le infrastrutture” (Nota 4).

 

E’ questo l’incarico che Mosè affida ai suoi esploratori:”...osservate com’è il paese e il popolo che lo abita, se forte o debole, se numeroso o scarso; com’è il terreno, se buono o cattivo; come siano le città dove la gente abita, se siano degli accampamenti o dei luoghi fortificati; come sia il suolo, se fertile o arido, se ci siano alberi o no.” (Numeri 13:18/20).

Non sempre l’interpretazione che dei fatti danno gli informatori coincide con quella di chi li ha inviati.

Il condottiero deve potersi basare sul giudizio degli scouts come se fosse stato elaborato con gli stessi parametri. che lui stesso avrebbe usato.

Di qui la richiesta che spesso i comandanti avanzano ai servizi di informazione di suffragare con prove il contenuto dei loro rapporti.

Mosè non fa eccezione quando così conclude le istruzioni: “Abbiate coraggio e portate dei frutti del paese”(Numeri 13:20).

 

Ricongiuntisi a Cades gli esploratori rendono un rapporto scoraggiante.

Canaan è realmente la ”terra dove scorre il latte ed il miele” ma la popolazione locale è potente, le città sono molto grandi e fortificate ed i Cananei sono più forti degli ebrei. Tutti gli esploratori (tranne due) negano la possibilità di successo (Numeri 13:32/33).

Segue una ribellione generale del popolo che Mosè, da accorto leader, supera grazie all’intervento diretto di Dio disponendo la immediata messa a morte di quegli esploratori che con il loro pessimismo “avevano fatto mormorare tutta la comunità...screditando il paese”(Numeri 14:36/37).

Facendo tacere i dissenzienti si impedisce che si diffonda tra il popolo la sfiducia nel futuro progetto di conquista.

Inoltre si da esemplare conferma che il potere del leader non può essere criticato poichè egli è soltanto portavoce delle decisioni che provengono da Dio.

Peraltro gli esploratori non avevano del tutto torto.

Quando gli ebrei, contravvenendo alla volontà di Dio, saliranno sulla montagna verranno battuti e massacrati dagli Amaleciti e dai Cananei (Numeri 14:42/45).

Successivamente partiti da Cades, il re di Edom rifiuterà il permesso di attraversare il suo territorio nonostante la promessa di una marcia pacifica.

Alle insistenze di Israele Edom farà uscire i suoi armati e Mosè sarà costretto a cambiare itinerario (Numeri 20:14/22) e - presumibilmente - a rivedere i suoi piani.

 

Non è, quindi, un caso che proprio in occasione di questa ribellione (apparentemente solo una delle tante riportate dalle Scritture) Dio condanni il suo popolo a rimanere 40 anni nel deserto e stabilisca che nessuno di loro possa entrare nella terra promessa, premio che sarà riservato solo ai loro figli. Non è soltanto la punizione del popolo perchè ha dubitato del suo Dio. E’ la conferma che la tempistica del piano di conquista di Canaan deve essere rivista.

Ci vorrà più tempo del previsto perchè Israele si organizzi militarmente e perchè l’insieme delle tribù riescano a superare la loro mentalità individualistica che le porta a rimettere continuamente in discussione l’autorità del loro leader e del loro Dio e riescano ad amalgamarsi in un solo popolo.

Passeranno 38 anni prima che Israele possa rivolgersi contro gli Amorrei di re Seon (Deuteronomio 2:14/ss), non a caso accertato come il punto più debole della catena dei popoli stanziati lungo il confine del deserto.

E’ un regno recente che non ha avuto ancora il tempo di consolidarsi con valide fortificazioni e verrà conquistato ed occupato.

Ed analoga sorte toccherà poi al regno di Basan.

Conseguenze di una valida opera di raccolta di informazioni e dell’irrobustirsi dell’organizzazione militare del popolo ebraico.

 

Così quando Giosuè varcherà finalmente il Giordano per conquistare Canaan, la macchina militare sarà pronta e muoverà sulla base di un piano ambizioso che stupisce ancora per la sua complessità.

Israele ha tratto le sue informazioni dalle tribù semite che, secoli prima, non si erano trasferite in Egitto e che saranno la base per la sua successiva infiltrazione nella terra promessa.

Il piano di conquista è estremamente articolato:

- fase 1) creare una testa di ponte sulla sponda occidentale del Giordano;

- fase 2) creare un punto fortificato sulle montagne;

- fase 3) da queste sicure basi uscire ed occupare sistematicamente tutta l’area per un insediamento definitivo.

 

Ma il tempo dell’Esodo è oramai terminato e si entra in un’altra fase della storia del popolo di Israele.

Ritorniamo al quesito dal quale siamo partiti in apertura.

La Bibbia, come del resto altri scritti antichi sino a poco tempo or sono ritenuti di pura invenzione, dimostra viceversa il suo contenuto di libro storico.

I riferimenti e le circostanze di carattere militare che abbiamo rilevato, alcuni dei quali presuppongono un’approfondita conoscenza di ordinamenti estranei ad Israele, confermano che l’Esodo è narrazione di personaggi, situazioni e luoghi di preciso fondamento storico.

L’agiografo scriveva secoli dopo gli avvenimenti che gli erano stati tramandati oralmente.

Non sarebbe mai riuscito ad “inventare” fatti e particolari di ordine militare, alcuni dei quali oramai appartenenti al passato e dei quali non poteva trovare riscontro nell’epoca in cui viveva e perlopiù di nessuna importanza per i fini morali o religiosi del racconto che andava stendendo.

 

Agosto 2005. Marcello Richiardi

 

(Consigliere del Centro Camuno Studi Preistorici di Capodiponte)

 

 

Bibliografia:

Anati E.: La montagna di Dio, Har Karkom. Jaca Book, 1986
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