LA PRUDENZA NON E’ MAI TROPPA…
Titolo italiano: “C’era una volta un piccolo
naviglio”.
Film commedia, USA, 1958; con Jerry Lewis.
Trama: terminata la guerra, un giovane guardiamarina
(Lewis) deve riportare alla base il cacciatorpediniere
sul quale è imbarcato.
Mesi dopo il Pentagono addebita al malcapitato il costo
dell’intera nave che nessuno sa più dove
sia finita.
Seguono le divertenti peripezie del protagonista per
fare chiarezza, sino al felice epilogo.
Questo avviene, naturalmente, nella finzione cinematografica….
Ottobre 1940. A Tripoli sbarca la 117a
compagnia cannoni anticarro da 47, al comando di un
24enne tenente di complemento.
Subito avviato al fronte, il reparto
viene travolto dalla generale ritirata delle forze italiane.
Privi di automezzi, per qualche giorno
i soldati ripiegano a piedi spingendo i pezzi; alla
fine sono costretti a farli saltare, riuscendo così
a rientrare fortunosamente nelle proprie linee.
Mesi più tardi al giovane tenente perviene dal
Ministero della Guerra la comunicazione di addebito
del costo dei 4 cannoni, relativi apparati di puntamento,
attrezzi e munizioni.
In quanto comandante del reparto grava
su di lui l’obbligo di risarcire il materiale
ricevuto e non riconsegnato.
Al perplesso ufficiale viene in aiuto un collega più
anziano, che accerta che il tenente non ha compilato
il “verbale di distruzione pezzi”, documento
ove vengono giustificate le ragioni belliche della perdita
del materiale in dotazione. Redatto e spedito il verbale,
dopo altrettanto tempo il Ministero comunica lo storno
del precedente addebito, con sollievo del malcapitato
ufficiale che comunque fa’ tesoro dell’esperienza
acquisita.
Luglio 1942, fronte di El Alamein.
Nelle convulse settimane di Luglio
Rommel tenta di sfondare e raggiungere Alessandria;
l’8a Armata britannica a sua volta contrattacca
rabbiosamente per costringere le forze nemiche a retrocedere.
Nella notte tra il 15 ed il 16 Luglio parte dell’86°
regg. fanteria della div. ”Sabratha” viene
inviato frettolosamente ad occupare il varco apertosi
a “Quota 23”(altura di Tell El Eisa), subito
a sud del trincerone della ferrovia.
Tra gli altri, il nostro tenente, ora
aiutante maggiore in 1a del reggimento.
I reparti italiani hanno da poco occupato la posizione
quando vengono fatti segno di un forte fuoco di artiglieria;
il mattino del 16 vengono attaccati da forze corazzate
e sopraffatti. Prima della fine il tenente provvede
alla distruzione dell'apparato radio, dei codici e degli
altri documenti. Poi i superstiti vengono presi prigionieri.
Solo il giorno successivo l’ufficiale si avvede
di avere con se i fondi della cassa reggimentale, quasi
15.000 lire.
E’ necessario distruggere la
valuta perché non cada in mano nemica. L’operazione
è facile da eseguire ma ecco che riaffiora il
ricordo dell’addebito dei cannoni.
E così, con molta maggior difficoltà,
eludendo l’attenzione delle sentinelle inglesi,
il tenente raduna altri ufficiali ed in loro presenza
brucia ad una ad una le banconote spargendone le ceneri
al vento; poi redige un improvvisato verbale che fa
controfirmare ai colleghi in qualità di testimoni.
E’ il documento fotoriprodotto, che l’ufficiale
avrà cura di conservare per tutto il periodo
della prigionia e riportare in Italia al suo rientro
nell’ottobre 1946.
Per la verità l’autorità militare
italiana del dopoguerra non si cura del denaro distrutto.
Il “verbale distruzione banconote” rimarrà
così al reduce, quale ricordo della sua cattura
e della sua prudenza che, come recita il proverbio,
“non è mai troppa”. (riproduzione
riservata)
Marcello Richiardi.
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