di Alberto Sala

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Guerra sugli Oceani

 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, viene anche per il Sydney il momento di partire per la prima missione. E' l'Aprile del 1940 quando scorta il convoglio US2 la cui meta finale é il porto di Colombo ove giunge il giorno 8 Maggio senza noie.
Il 19 dello stesso mese salpa per il Mediterraneo; quì é inquadrato nella Settima Squadra Incrociatori.
I suoi cannoni aprono il fuoco il 21 Giugno in occasione del bombardamento navale della città di Bardia, eseguito da una formazione di navi Anglo-Francese composta dalla nave da battaglia "Lorraine" dagli incrociatori "Neptune" e "Sydney" e da 4 caccia torpediniere. L'azione fu inconcludente. Nessuno dei proiettili sparati nei 50 minuti di fuoco causò danni.

 

 

Capo Spada

 


Il 19 Luglio, mentre é in navigazione con il caccia Havock, avvista alle 06,17 la sagoma di 4 cacciatorpediniere inglesi (si tratta della seconda Flottiglia

 

L'incrociatore "Bartolomeo Colleoni" in un'immagine di prima della guerra.

Nel corso del conflitto tutte le unità di questa Classe andarono perdute.

 

 

 

Privo della prua ed in fiamme, il "Colleoni" è immobilizzato da un proiettile che ne ha distrutto la sala macchiene.

La fotografia è stata scattata poco prima del suo affondamento.

composta da Hyperyon, Ilex, Hero e Hasty) che hanno appena stabilito un contatto con due incrociatori italiani ed ai quali stanno cercando di sottrarsi.

Alle 06,27 dagli incrociatori "Colleoni" e "Bande Nere", lanciati a trenta nodi ed al comando dell'Ammiraglio Casardi, parte la prima salva di cannonate diretta al gruppo di caccia distante 17500 metri. Il Sydney avvista il nemico nello stesso momento ed apre il fuoco da 18.000 metri.
Per le navi di Casardi é una sgradita sorpresa, tanto più che l'Havock viene scambiato per un incrociatore (dotato quindi di pezzi da 152mm. mentre i caccia dispongono dei 120).


In pratica comunque si hanno: da parte italiana 16 cannoni da 152mm contro 8 pezzi dello stesso calibro inglesi e 20 complessivi 120 mm. dei caccia.
Si produce un duello di artiglierie da lunga distanza tra incrociatori mentre i caccia, lanciati alcuni siluri, cercano di sfuggire al tiro avversario coprendosi con una cortina fumogena.


Alle 07,32 un proiettile del Sydney colpisce il Bande Nere sventrando l'aviorimessa ed uccidendo 4 marinai. La risposta dell'incrociatore italiano non si fa attendere ma non é aiutata dalla fortuna: un colpo attraversa senza esplodere il fumaiolo prodiero del Sydney.


Alle 08,10 i 5 caccia inglesi sono momentaneamente riuniti ma il loro tiro é sempre "corto". Il Sydney invece, in posizione isolata, alterna il cannoneggiamento ora contro il Bande Nere, ora contro il Colleoni ed alle 08,23 pesca il Jolly. Un proiettile penetra (senza difficoltà vista la scarsità della protezione) nella sala macchine del Colleoni e lo immobilizza.

 

Il fumo invade la nave che diventa la preda dei cacciatorpediniere inglesi.

Essi non esitano infatti a farsi sotto mentre il Sydney impegna il Bande Nere. Quest'ultimo volge la prua verso acque più salutari sparando con le armi delle torri poppiere ed osservando il Colleoni che, centrato ripetutamente, immobile e privo della prua, affonda alle 08,29.


Il Sydney insegue il Bande Nere fino alle 09,30, quando, rimasto con soli 4 colpi disponibili nella torre A ed uno per i cannoni della torre B, decide di invertire la rotta e congiungersi ai caccia che nel frattempo hanno recuperato 525 naufraghi, ivi compreso il Comandante del Colleoni, Capitano Umberto Nogaro (che morirà il 23 Luglio in seguito alle ferite riportate; gli inglesi gli tributeranno funerali solenni ad Alessandria.).

 

La battaglia di Capo Spada ha il suo epilogo con l'azione senza esito di alcuni bombardieri italiani che non produssero alcun danno ad accezione di schegge penetrate nella sala caldaie dell'Havock. Le perdite inglesi saranno limitate a due feriti leggeri.

 


 

 

Corsari in libertà

 

 

 

La lotta al naviglio mercantile ebbe nei sottomarini l'arma primaria scelta dalla Kriegsmarine.

All'inizio della guerra tuttavia il numero dei battelli disponibili era tremendamente basso ed in ogni caso il Comando Operazioni aveva da tempo deciso di battere anche altre strade per tagliare le linee di rifornimento avversarie.


La prima fu l'aereo.

Qui si ebbero risultati assolutamente lusinghieri ed inaspettati, inizialmente addirittura superiori a quelli dei sommergibili, anche se l'unico quadrimotore a lungo raggio a disposizione si rivelò essere il FW 200 "Condor" (nato per compiti civili, era stato convertito ad uso militare in attesa dello sviluppo di un bombardiere vero e proprio, sviluppo che non ci sarà mai).

Solo nella prima metà del 1941 ai velivoli tedeschi furono accreditate 116 navi per un totale di 323.000 tonnellate.
Poi c'erano le navi da guerra, dalle corazzate tipo "Bismarck" ai grandi incrociatori da battaglia Scharnhorst e Gneisenau, per arrivare alle Classe "Deutschland" ed agli incrociatori pesanti Classe "Hipper". La flotta di superficie ebbe sempre grandi difficoltà nella guerra al traffico mercantile ed i suoi risultati furono spesso al di sotto delle aspettative.


A margine di quanto sopra, sin dalle prime battute della guerra, presero il mare un gruppo di navi identificate come Hilfskreuzer (incrociatori ausiliari) o HSK (Handel-Stor-Kreuzer), incrociatori per la lotta al traffico commerciale.
Queste erano a tutti gli effetti mercantili cui era stato fornito un armamento composto da cannoni, siluri, aerei da ricognizione, mine ed anche motosiluranti, il tutto debitamente nascosto. Il loro compito era quello di navigare sotto falsa identità, avvicinare ed affondare il maggior numero di unità mercantili avversarie e sparire, aiutandosi anche col continuo cambio di identità. Erano attrezzate con tutto il necessario per cambiare aspetto in navigazione, innalzano false tughe i falsi fumaioli, cambiando profilo e colorazione, oltre che naturalmente bandiera.
Non erano protetti da corazzature e la velocità era scarsa, ma godevano di una grande autonomia che in alcuni casi poteva arrivare quasi a dodici mesi.

 

 

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