Epilogo
Tutto ciò che si sa attorno
alla perdita dell'incrociatore Sydney proviene esclusivamente
dalla testimonianza di coloro che lo affondarono; la
mancanza di una controparte che potesse confermare o
smentire quanto detto dai tedeschi, unitamente alla
totale scomparsa della nave e del suo equipaggio, hanno
fatto nascere in Australia una serie di illazioni, spesso
totalmente cervellotiche, sostenute anche da numerosi
esponenti politici.
Il nazionalismo australiano, molto più forte
di quanto non si possa pensare di primo acchito, non
é mai riuscito a digerire il fatto che una unità
da guerra, con equipaggio esperto e ben comandato, sia
caduta vittima di un corsaro e che sia scomparsa dalla
faccia della terra senza lasciare traccia, ad eccezione
di un salvagente e due battellini di salvataggio.
Tra le voci più insistenti che negli anni hanno
preso forma, vanno ricordate quella che imputa l'affondamento
dell'incrociatore all'uso da parte dei tedeschi della
motolancia veloce, di cui la Kormoran era dotata, in
funzione di silurante ( sorvolando sul fatto che la
suddetta motolancia non poteva imbarcare alcun siluro)
oppure quella che vede l'incrociatore urtare una mina
di quelle che sarebbero state fatte scivolare in mare
dai tedeschi al suo avvicinarsi.
Ma quella più intrigante (e parimenti balzana
) é certamente la teoria secondo la quale sulla
scena del combattimento fosse presente un terzo protagonista:
un sommergibile giapponese, addirittura identificato
come I-24!
Secondo alcuni, il Sydney sarebbe stato affondato dal
sopra citato sommergibile, in barba al fatto che il
Giappone non era ancora in stato di belligeranza con
le potenze Alleate.
Nel 1997 é istituita una commissione
di inchiesta per esaminare i fatti e vagliare le testimonianze
relative alla perdita dell'incrociatore Sydney. Parallelamente
prendono nuovo impulso le ricerche del relitto che fino
ad allora non avevano dato alcun risultato.
Nel 2001 le conclusioni cui la commissione
arriva sono sostanzialmente queste: Il Sydney é
andato perso in azione dopo un combattimento svoltosi
a distanza ravvicinata con la HSK 8 "Kormoran",
in un tratto di mare di fronte alla Baia degli Squali,
circa 160 miglia nautiche al largo della costa australiana,
in un tratto di mare compreso tra le cittadine di Carnavon
e Geraldton (le due località distano tra loro
circa 150 Km. in linea d'aria!!). Non vi sono prove
o testimonianze attendibili che indichino altre possibilità.
Il luogo preciso dell'affondamento
resta sconosciuto, tanto quanto le motivazioni che spinsero
il Capitano J. Burnett a portarsi troppo in prossimità
della nave corsara, commettendo così un tragico
errore, un errore pagato ad un costo elevatissimo.
La perdita dell'incrociatore leggero
Sydney e dei suoi 560 uomini é considerata il
peggior disastro navale occorso alla Marina Australiana
nella Seconda Guerra Mondiale.
Il Modello
Nel 1998 la DMG (Defence Model and
Graphics) venne contattata circa la possibilità
di costruire un modello dell'incrociatore HMAS Sydney
per il Naval Aviation Museum di Nowra. Inizialmente
le ricerche della documentazione necessaria furono condotte
presso il National Archives di Canberra; esse si rivelarono
diffìcili in quanto i piani costruttivi originali
ed i disegni relativi erano andati ormai perduti visto
il tempo passato dalla costruzione della nave. Dopo
parecchi mesi comunque si riuscirono ad accumulare un
sufficiente numero di fotografie e dati per poter dare
inizio ai lavori. Questi furono portati avanti da un
team di appassionati, uno dei quali aveva già
in cantiere uno scafo in scala appropriata. Da questo
scafo venne ricavato quello definitivo in fibra di vetro.
La sezione elettronica del modello fu affidata alla
Wireless Technologies che provvide al progetto e alla
fornitura del materiale necessario.
Nel Maggio del 2001 il modello del Sydney, in scala
1:100 era terminato.
Alloggiato in una grande vetrina di
2,70 metri di lunghezza e di 1,10 di altezza, può
essere attivato da un pannello comandi posto alla base
della vetrina stessa. E' possibile far ruotare le torri
dei cannoni e muovere gli stessi in alzo; si muovono
i sistemi di controllo del tiro, le ancore, il timone
e le eliche propulsive. L'idrovolante sulla catapulta
accede il motore e la percorre per la sua lunghezza,
indi ritoma alla posizione di partenza. Una serie di
micro altoparlanti consente di sentire tutta una serie
di suoni quali il rombo dei cannoni, il lancio dei siluri
e dell'idrovolante. Le luci inteme ed esteme si accendono
così come i riflettori. Agendo sugli opportuni
tasti, si possono simulare la trasmissione di segnali
morse e l'invio di messaggi luminosi.
Si tratta in ultima analisi di un modello eccezionale
la cui costruzione è stata possibile grazie all'impiego
di mezzi non comuni e che ha necessitato l'impegno di
numerose persone appassionate di navi e modellismo.
Per vederlo dal vivo è necessario fare un giretto
in Australia, al Museo di Nowra NSW.
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