La domanda di navi da guerra necessarie per la difesa di quello che per estensione territoriale era il più grande impero del mondo non cessò mai di crescere.
Ciò nonostante nel 1700 in Spagna non esisteva una Marina Nazionale, bensì una serie di Marine Regionali che nel complesso non riuscivano a garantire la sicurezza non solo delle vitali rotte da e per il Nuovo Mondo ma addirittura di quelle del Mediterraneo e lungo le coste del Golfo di Biscaglia.
A paragone si prenda la confinante Francia: qui, grazie alla lungimiranza di Luigi XIV, alle capacità organizzative dei suoi amministratori ed al genio di alcuni grandi architetti navali, si era messa in piedi una flotta moderna di 358 unità di cui 105 "di linea", vale a dire da primo a quarto rango, quindi in grado di far parte di una formazione da battaglia (in combattimento queste navi si predisponevano a navigare appunto "in linea", da qui il nome).
Le navi erano classificate a seconda del numero di cannoni e dei ponti di batteria:
- quelle di primo rango disponevano da 100 a 120 cannoni;
- di secondo rango erano quelle dotate dagli 80 ai 98 pezzi su tre ponti, per quanto ne furono costruite anche con due;
- il terzo rango includeva unità con 70-76 cannoni
- mentre quelle di quarto ne avevano 50-60.
- Si passava poi al quinto rango per 32-44 cannoni
- per finire con il sesto, che includeva le fregate da 20 a 28 cannoni su uno o due ponti.
Quello che mancava alla Spagna era una classe di amministratori in grado di gestire le risorse che pure sarebbero state disponibili.
Fu la guerra di Successione Spagnola (1701-1713) nella quale Francia e Spagna si trovarono unite contro l'asse Inghilterra-Olanda-Austria, a consentire il fortunato incontro tra il "metodo francese" ed il per così dire menagement spagnolo.
La solida base su cui poggiò la nascitura Marina Spagnola fu il passaggio di poteri da un inefficiente Consiglio di Aristocratici ad una serie di neonati Ministeri formati da validi burocrati ed esperti in materia formatisi alla scuola transalpina.
Prima delle navi furono creati o ampliati gli scali ove costruirle dal momento che quelli esistenti risultavano essere piccoli o comunque inadeguati.
La principale fucina della futura flotta di Spagna avrebbe trovato posto ad Havana, nell'isola caraibica di Cuba.
Dal 1700, anno in cui scese in mare la prima unità, al 1800, da quel cantiere uscirono ben 74 delle 227 navi da guerra battenti bandiera spagnola varate nel 18° secolo.
Considerando anche le imbarcazioni minori, quali golette o sciabecchi, il numero complessivo sale a 198.
Si aggiungano le costruzioni destinate ad uso non militare e si avrà un'idea della capacità ed importanza che Havana ebbe a rivestire.
(Esiste una serie di francobolli molto bella stampata dalle Poste dell'attuale regime cubano di Fidel Castro dedicata proprio alle costruzioni navali a Cuba nel 18° secolo. In essa è raffigurata tra le altre la Santisima Trinidad.)
La scelta di Havana non fu certo casuale; pur essendo dall’altra parte del globo il costo complessivo delle navi risultava competitivo per più di una ragione: la manodopera era quasi gratis grazie la basso costo della forza lavoro locale ed all'impiego di un elevato numero di schiavi.
Poi vi era la questione del legname.
Il Nuovo mondo era una fonte pressoché inesauribile di tale materiale; occorre rammentare ad esempio che per realizzare il solo scafo di un vascello di terzo rango erano necessari circa tremila alberi.
La Francia del Re sole aveva ben presente tali necessità ed i problemi ad essa connessi e provvide a varare un colossale piano di rimboschimento del suolo nazionale onde evitare di ritrovarsi un giorno senza materia prima (alcune delle attuali foreste francesi sono eredità di quella lungimiranza).
In cento anni la Spagna "consumerà" circa tre milioni di alberi d’alto fusto, pari a 65.000 ettari di foresta.
Tornando all'esempio del nostro vascello di terzo rango, per i pali di trinchetto, mezzana e maestro, occorreva disporre di ulteriori 40 pini provenienti dal Nord Europa ed il cui costo era elevatissimo.
Orbene, Cuba ed il Centro America erano ricchissimi di legni quali cedro, mogano e teak le cui qualità risultavano superiori a quelle degli alberi del Vecchio Continente e a costi pressoché irrisori.
Altro elemento che caratterizzò lo sviluppo della flotta fu la standardizzazione.
A questo gli inglesi erano già approdati; la Spagna dovette aspettare le idee di un personaggio che fu ufficiale, amministratore ed architetto navale: l’ammiraglio Antonio Gaztaneta y de Hurribalzaga.
Il suo punto di vista su tutto quello che concerne la flotta sarà poi ripreso e sostenuto dal futuro primo ministro della marina, tale Bernard de Tinajero de la Escala.
Il risultato finale furono navi eccellenti.
Esse si dimostrarono ben progettate e ben costruite a partire dai materiali.
Avevano doti di navigazione e di tenuta del mare ottime, al punto che in Inghilterra, paese che di navi se ne intendeva, divenne ben nota la predilezione degli ufficiali ad assumere il comando di quelle unità spagnole che erano state catturate ed in seguito incorporate nella Royal Navy.
Al 24 marzo 1794, l'Armada disponeva delle seguenti navi di linea:
- 20 con un numero di cannoni tra gli 80 e 112;
- 50 con pezzi compresi tra 68 e 74;
- 9 ne avevano tra i 54 ed i 64.
- 6 fregate da 40-42 cannoni e
- 47 fregate da 30-36.
La Santisima Trinidad, coi gli allora 120 cannoni (che dopo i lavori di ampliamento saliranno a 138) viene considerata fuori classe.
Un dipinto conservato presso il Museo Navale di Madrid raffigurante la Santisima Trinidad.
Questa unità prese parte alle più importanti azioni navali svoltesi tra il 1775 ed il 1812; tra queste le battaglie di Capo Spartel e Capo San Vincente. In quest’ultima, la nave, ormai disalberata, cadde in mano inglese ma ci rimase per poco tempo grazie alla determinazione del capitano Cisneros, comandante della "San Pablo" (nave da 74 cannoni ) che riconquistò la Santisima Trinidad con un improvviso e feroce abbordaggio.
Cisneros raggiunse il grado di ammiraglio mentre la sua nave fu la più longeva di tutta la marina da guerra di Spagna: ribattezzata Soberano, navigò fino al 1854, una vita operativa di ben 83 anni. |
La Santissima Trinidad fu la nave da guerra a vela più grande della Storia.

Il Commodoro Cosme Damian ChuiTuca. Ritratto ad olio conservato nei Museo Navale di Madrid |
I piani di costruzione sono andati irrimediabilmente perduti ed il suo aspetto è stato ricostruito passando per i numerosi dipinti e disegni che ci sono giunti.
Ironia della sorte, il progetto fu opera di un inglese, il Maestro d'ascia Matthew Mullan (tra i suoi disegni si annoverano quelli di ben cinque vascelli di primo rango).
Mullan, già allora famoso nel suo campo, venne ingaggiato da un inviato speciale spagnolo, tale Jorge Juan, che riuscì nell'intento eludendo il controllo inglese; si trattò di una vera e propria missione segreta conclusasi con l’arrivo in Spagna di questo straordinario ingegnere e con la firma di un contratto che lo legava all'amministrazione spagnola.
A Mullan fa ordinato di costruire la nave con l'armamento più potente dell'epoca.
Il risultato fu la Santissima Trinidad, varata come già detto dai cantieri di Havana nel 1769.
La nave nasce come vascello da 120 cannoni su tre ponti.
Saranno i lavori di ampliamento e miglioramento successivi, realizzati nel 1778 prima a El Ferrol e poi a Cadice, a trasformarla nell’unica nave da guerra con 4 ponti di batteria.
La velatura era imponente; si pensi che l'albero maestro si innalzava per ben oltre 50 metri mentre il suo pennone principale ne misurava 36.
Tra marinai, ufficiali e fanti di marina l’equipaggio assommava ad oltre mille unità.
Nonostante la mole questa nave si dice avesse buona velocità ed eccellente tenuta di mare anche in condizioni meteo avverse.
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