di Alberto Sala

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Il San Juan Nepomuceno era un vascello di terzo rango, armato di 74 cannoni e costruito nei cantieri del nord della Spagna (a Guarnizo) assieme ad altre 5 navi gemelle.

Questo tipo di unità risultò essere eccellente sotto ogni profilo, forse il migliore tra i suoi parigrado, non solo spagnoli ma anche inglesi e francesi. Anche qui l'equipaggio era numeroso: quasi 650 uomini in totale.

 

La carriera della Santissima Trinidad fu intensa e non sempre fortunata.

Divenuta il simbolo della Flotta, partecipò al tentativo di blocco del Canale della Manica e dello Stretto di Gibilterra dove, incappata in una tempesta, rischiò di affondare.

Il 9 Agosto 1780 ebbe il suo battesimo del fuoco contro 4 fregate inglesi di scorta ad un convoglio di ben 51 navi mercantili che furono tutte catturate.

Prese poi parte alla riconquista dell'isola di Minorca e nel 1782 all’assedio di Gibilterra.

In uno scontro presso Capo San Vincente mancò poco che finisse ai pesci; un improvviso contrattacco di navi inglesi riuscì a disalberarla completamente uccidendo circa 200 uomini.

L’ultimo capitolo fu a Trafalgar: circondata da diversi vascelli fu rapidamente messa fuori gioco e catturata al termine della lotta.

Presa a rimorchio per essere trasportata in Inghilterra, affondò in preda ad un incendio durante la tempesta (tempesta che Nelson aveva previsto prima di morire e che si portò via anche altre navi) nella quale la flotta vincitrice era incappata.

 

Della carriera del San Juan Nepomuceno si conosce più quello che accadde da Trafalgar in poi che non il periodo precedente.

Quel fatidico 21 Ottobre 1805 la nave era al comando del Commodoro Cosme Damian Churruca il quale, in modo pressoché autonomo, aveva nei mesi precedenti sottoposto l’equipaggio ad un intenso programma di addestramento al combattimento.

Ufficiale competente ma ancor di più uomo dotato di pregi non comuni, aveva stabilito con la ciurma un invidiabile rapporto riuscendo a convincerla che le esercitazioni rappresentavano l’unica possibilità di poter uscire vincitori da uno scontro con un avversario, la Marina Inglese, che da questo punto di vista li surclassava.

(Il suo comunque, restava un punto di vista isolato).

 

A Trafalgar, il Nepomuceno occupava l’ultima posizione nella linea di navi Franco-Spagnole.

La tradizione orale vuole che Churruca, vista la formazione nemica che, ordinata su due file secondo l’innovativa strategia di Nelson, si stava lentamente avvicinando e non rilevando da parte del Comandante francese Villeneuve alcun comando controffensivo, avrebbe mormorato sconsolato:

"Quell’Ammiraglio francese non conosce il suo mestiere!"

 

Nella battaglia il Nepomuceno si trovò presto circondato da sette unità che lo bersagliarono da distanza ravvicinata.

Nonostante ciò gli spagnoli riuscirono a reggere per circa un’ora e mezza reagendo con tutta l’artiglieria e piazzando numerosi centri prima di arrendersi. Il comandante Churruca era caduto, colpito da una palla di cannone che gli aveva troncato di netto una gamba mentre aiutava a rimettere in posizione un obice.

Con lui più di cento uomini mentre circa 150 erano rimasti feriti.

I testimoni dissero che, coperto di sangue e morente, incitasse ancora a resistere. "Pareva il Cid Campeador".

La nave, disalberata, fu presa a rimorchio dalla “Dreadnought”e portata a Gibilterra.

Lì rimase fino al 1808.

 

In mare gli inglesi hanno sempre saputo valutare chi si trovarono di fronte; il loro giudizio nei confronti di Churruca e dei suoi uomini si può desumere da quanto segue: II Nepomuceno rimase a Gibilterra in attesa di essere ripristinato e poter essere utilizzato dalla Royal Navy.

In quei tre anni di attesa venne adibito a Museo galleggiante in onore del defunto comandante spagnolo.

Dopo i lavori di revisione, la nave entrò in servizio mantenendo il proprio nome anche se abbreviato in San Juan.

La cabina del capitano fu mantenuta il più possibile nelle condizioni originarie (con tanto di crocifisso e ritratti dei Reali di Spagna) e sulla porta di ingresso vennero incise grandi lettere dorate con il nome del Commodoro spagnolo morto a Trafalgar.

Il San Juan solcò i mari fino al 1818.

 

La Spagna non fu da meno: Churruca fu promosso "postumo" al grado di Vice Ammiraglio.

Ai famigliari andarono onori e riconoscenza da parte non solo della Marina da Guerra ma anche dalla stessa Casa Reale.

I discendenti occuparono posti prominenti nella vita pubblica e professionale, alcuni di loro in Marina.

Ancora nel 1909, ad oltre un secolo di distanza, il Re Alfonso XIII conferì il titolo di Conte di Metrico a Evaristo de Churruca y Brunet, (nipote di Julian, il fratello di Cosme) un brillante ingegnere, per il suo lavoro di modernizzazione ed ampliamento delle strutture portuali di Spagna e particolarmente per il progetto del nuovo porto di Bilbao.

 

 

 

Lo schema raffigurante la disposizione delle flotte all'inizio della battaglia.

Dal reciproco avvistamento alle prime cannonate passarono più di due ore.

 

A Trafalgar le navi Spagnole non erano per nulla inferiori ai loro avversari, anzi, per alcuni versi si poteva affermare il contrario.

Anche gli Ufficiali al comando si dimostrarono perfettamente in grado di svolgere i compiti loro assegnati.

Risultarono ben preparati, motivati e molto coraggiosi.

Molti di loro caddero in azione o furono feriti più o meno gravemente.

Neppure la strategia adottata da Nelson di attaccare su due file parallele disposte a 90 gradi rispetto alla rotta della formazione in linea avversaria può bastare a spiegare la pesante sconfitta subita dall'Armada.

 

I numeri:

 

A Trafalgar gli Spagnoli perdono complessivamente 1025 tra marinai ed ufficiali mentre altri 1383 restano feriti.

 

Nel dettaglio
Principe de Asturias 118 cannoni Morti 52 Feriti 116 Rientrata a Cadice
Santa Ana     120 cannoni Morti 59 Feriti 169 Rientrata a Cadice
Santissima Trinidad 140 cannoni Morti 205 Feriti 108 Catturata, affondata da tempesta mentre veniva rimorchiata
Rayo 100 cannoni Morti 1 Feriti 11 Affondata da tempesta mentre rientrava a Cadice
Neptuno 80 cannoni Morti 12 Feriti 57 Danneggiata,affondata da tempesta mentre rientrava a Cadice
Argonauta 92 cannoni Morti 100 Feriti 200 Affondata da tempesta mentre rientrava a Cadice
San Idelfonso 74 cannoni Morti 24 Feriti 126 Catturata dagli inglesi ed impiegata poi dalla Royal Navy
Bahama 74 cannoni Morti 100 Feriti 150 Catturata dagli inglesi ed impiegata poi dalla Royal Navy
San Juan Nopomuceno 74 cannoni Morti 100 Feriti 150 Catturata dagli inglesi ed impiegata poi dalla Royal Navy
San Agustin 80 cannoni Morti 150 Feriti 200 Catturata,incendiata ed affondata
Monarca 74 cannoni Morti 100 Feriti 150 Affondata da tempesta mentre rientrava a Cadice
Montales 80 cannoni Morti 20 Feriti 29 Rientrata a Cadice
San Francisco de Asis 74 cannoni Morti 5 Feriti 12 Affondata da tempesta mentre rientrava a Cadice
San Justo 76 cannoni Morti 0 Feriti 7 Rientrata a Cadice
San Leandro 74 cannoni Morti 8 Feriti 22 Rientrata a Cadice
Totale morti 1025 Totale feriti 1383

 


 

 

 

Il modello conservato al Museo Navale di Madrid del "Santa Ana".

Vascello da 120 cannoni costruito nel 1784 nei cantieri di El Ferrol su progetto di Remerò y Landa, era stato definito dagli inglesi “la perfezione spagnola”. A Trafalgar la sua performance fu particolarmente brillante: al comando del capitano Gardoqui e issando l'insegna del Vice Ammiraglio Alava, non solo resistette bene all'urto inglese ma più tardi riuscì a recuperare alcune delle navi cadute in mano avversaria ed a riportarle a Cadice.

Fu demolita ad Havana nel 1812.

La Artesania Latina ha recentemente messo sul mercato una scatola di montaggio di questa nave (scala 1:87) di qualità superlativa.

 

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