Se le navi erano ottime, gli ufficiali preparati e motivati, il nemico non superiore nel numero ed in ultima analisi neppure dal punto di vista tattico, quali le cause della sconfitta delle navi di Spagna a Trafalgar?
Certamente l’essere sottoposti al comando di un ammiraglio (Villeneuve) che non fu in grado di reagire all’attacco inglese sul piano della manovra e che in precedenza non era riuscito ad imporre al nemico uno scontro ove fossero le navi franco spagnole nella posizione di attaccanti ha un suo peso.
Tuttavia il punto debole delle navi spagnole esisteva ed era una debolezza grave: si trattava degli equipaggi.
Nulla da eccepire sul coraggio e l’abilità marinara, ma la composizione, le condizioni generali di vita a bordo e la capacità di combattimento risultarono, per varie ragioni, rispettivamente: sbagliate, troppo cattive, assolutamente insufficienti ed eccessivamente distanti da quelle degli avversari.
La composizione: tutte le marine di quel periodo imbarcavano non solo marinai ma un certo numero di fanti (fucilieri) il cui unico compito era quello di fornire una certa potenza di fuoco nel momento in cui la distanza con il nemico fosse divenuta minima.
Il fatto era che mentre sulle navi inglesi la percentuale di tale componente arrivava si e no al 20% dell'intero equipaggio, sui vascelli spagnoli si toccava il 50% !
Questo significava due cose:
- primo, che gli inglesi davano minor importanza al fuoco di fucileria ritenendo giustamente ben più micidiale quello dei cannoni di coperta anche a brevi e brevissime distanze;
- secondo, che la maggior parte degli uomini a bordo erano in grado di partecipare alle manovre per condurre la nave (le fanterie a bordo, da questo punto di vista, erano un vero e proprio peso morto).
Va poi detto che negli scontri all’arma bianca la "ciurma" era più efficace di quanto non fossero i fanti di marina; il numero ed i tipi di armi in dotazione ai primi era impressionante; spesso si trattava di armi ideate dagli stessi marinai in base alle loro esperienze e la loro "mobilità" sulle navi era imparagonabile a quella dei soldati appesantiti dal fucile con baionetta e dal rigido inquadramento.
La vita sulle navi dell'epoca era dura sotto tutte le bandiere.
Il lavoro a bordo era pesantissimo, esposto a rischi continui di incidenti mortali o fortemente invalidanti e governato da una disciplina a dir poco ferrea. Gli uomini erano costretti in spazi ridotti e sovraffollati per settimane o mesi con tutti i disagi conseguenti.
Il vitto (questo non valeva per gli ufficiali) era non solo scarso e di pessima qualità, ma addirittura causa prima di gravi patologie che potevano giungere ad interessare un numero così alto di marinai da rendere quasi impossibile il governo di una nave.
La medicina del tempo non era certo a livelli elevati ma in mare tali livelli scendevano paurosamente.
Ferite di guerra e traumi vari potevano essere affrontati con discreta possibilità di successo dai medici di bordo (per quanto in modo spesso radicale) ma non si poteva andare molto in là con le cure proprio perché non si potevano rimuovere le cause delle malattie.
L'esempio classico resta quello della mancanza di vitamine contenute nei vegetali freschi (consumati solo dagli ufficiali e coltivati nel famoso "giardinetto di poppa").
Nei mari caldi il problema assumeva spesso aspetti drammatici; malattie tropicali e febbri sconosciute decimavano letteralmente gli equipaggi di tutte le flotte.
Alcuni esempi: si stima che dei 133.000 tra ufficiali e marinai in servizio nella Royal Navy dal 1756 ed il 1783 tra i 30.000 ed i 50.000 uomini morirono di malattie mentre meno di 2000 caddero in combattimento.
Durante un viaggio intorno al mondo (tra il 1740 ed il 1744) il Commodoro Gorge Anson perse a causa dello scorbuto 1300 dei 1955 uomini che formavano complessivamente gli equipaggi della sua piccola flotta di 8 navi.
Gli inglesi (a differenza dei loro avversari) avevano da tempo iniziato ad interessarsi a questo aspetto della guerra sul mare; mantenere in salute gli equipaggi significava ovviamente tenere più efficienti le navi.
Furono i primi ad inserire nel vitto dei marinai l’assunzione (obbligatoria) del succo di lime, un agrume del Centro America simile all'europeo limone per fornire un minimo di vitamina C e combattere lo scorbuto.
Paradossalmente, in un periodo ove i rapporti tra Spagna ed Inghilterra non erano conflittuali, arrivarono a consigliare questi ultimi a fare altrettanto ed a curare maggiormente l’aspetto sanitario di bordo.
Non furono ascoltati.
Di certo si sa che ai tempi di Trafalgar, l’Armada aveva grossi problemi da questo versante.
Sulle navi spagnole impegnate il 21 Ottobre 1805 il personale malato o convalescente era molto numeroso e nel complesso poteva definirsi se non debilitato, quanto meno provato.
(La flotta Franco Spagnola arrivava dal Mar dei Carabi ove si era spinta nella vana ricerca del nemico. Fu attaccata nei pressi delle basi di arrivo in Europa, al termine di una lunga e frustrante crociera dalle navi di Nelson, salpate pochi giorni prima dalle coste Inglesi).
L'ultimo e forse più importante punto riguarda la capacità di combattere degli equipaggi contrapposti.
L'arma principe delle navi dell’epoca era ovviamente il cannone.
Queste armi erano simili tra le varie flotte sia nel calibro che nelle dimensioni.
In generale si può affermare che le artiglierie spagnole erano più numerose mentre quelle inglesi erano leggermente superiori nel calibro (e quindi nel peso del proiettile).
Va tenuto presente che la gittata massima era di circa 2000 metri ma che in genere le bordate partivano quando la distanza col bersaglio era sui 1000.
I proiettili erano sfere di ferro (a volte due incatenate tra loro) la cui capacità distruttiva sui vascelli risultava notevole.
Per gli equipaggi poi, più dei proiettili veri e propri, erano micidiali le migliaia di schegge di legno che questi producevano nell'impatto con la nave.
Sotto i cento metri, i pezzi della batteria di coperta venivano spesso caricati "a mitraglia" vale a dire con un insieme di piccoli oggetti (chiodi, pietre e pezzi di metallo vari) con lo scopo di falciare il maggior numero possibile di uomini che affollavano il ponte della nave nemica.
Era ben difficile che un vascello potesse affondare per i colpi ricevuti dato che questi ultimi erano sempre diretti verso l’opera morta della nave, vale a dire verso la parte sopra la linea di galleggiamento.
Tali colpi non potevano produrre quindi falle nello scafo da cui potesse penetrare acqua.
Ben più probabili erano al contrario gli incendi; con legno ovunque e grandi quantitativi di polvere da sparo in continuo movimento, il rischio di fuoco incontrollabile era tutt’altro che remoto.
Punti vulnerabili comuni a tutti i vascelli comunque restavano le alberature (una nave disalberata era pressoché un pontone immobile o in balia delle correnti) e la timoneria.
Manovrare un pezzo d’artiglieria di quei tempi era faticosissimo e pericoloso.
Il numero dei servanti per pezzo era mediamente di sei-otto uomini e le manovre di caricamento, puntamento e sparo si risolvevano in pratica in una fatica immane nello sostare il cannone che necessitava di essere caricato dalla bocca di volata.
I ponti di batteria, subito dopo lo sparo di una bordata erano invasi da un fumo denso ed acre che rendeva difficile respirare e vedere mentre i cannoni erano trattenuti da una serie di cime, ganci, bozzelli e carrucole su cui gli addetti dovevano agire con sincronismo onde non restare indietro rispetto agli altri e ritrovarsi impreparati quando fosse dato nuovamente l'ordine di far fuoco.
Considerando il rumore, la concitazione del momento, le urla, il fumo, il numero delle persone impegnate, gli spazi angusti, il timore per la propria vita... Bhè non doveva proprio essere una cosa semplice far funzionare a dovere tre ponti di complessivi 40-50 o 60 cannoni.
Di questo dovevano essersene resi conto presso l’Ammiragliato inglese dal momento che dieci anni prima di Trafalgar vennero impartite tutta una serie di direttive rivolte al corpo ufficiali tese a rendere obbligatorie e frequenti le esercitazioni di tiro sulle unità della Royal Navy.
L'applicazione di tali direttive dette i suoi frutti che possono per brevità essere riassunti in un solo dato comparativo: nel tempo in cui i serventi di un pezzo d’artiglieria spagnolo, una volta sparato, riuscivano a ricaricare ed essere pronti per un secondo colpo, i loro avversali inglesi riuscivano a far fuoco per ben quattro volte!!!
Una celerità di tiro di 4 a 1.
Con un simile handicap le navi dell’Armada non potevano sperare di andare molto lontano in uno scontro.
Trafalgar fu il trionfo dell'intera marina inglese, dall’Ammiraglio all’ultimo guardiamarina, e diede all'Inghilterra il sigillo di prima potenza mondiale sul mare.
Per la Spagna, come già detto, fu una sconfitta onorevole che nulla ebbe a che vedere con il declino dell'impero spagnolo nelle Americhe che sarebbe iniziato di lì a poco.
Quella fu tutta un’altra storia.

La Santisima Trinidad in un disegno di T. Hagg (Natìonal Marittime Museum) |
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